Capitolo #1

A.D. 1855 - "L'indico morbo" sulla Maremma

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Le Carriere del 19 - Scarlino (GR)
Le Carriere, Scarlino
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Da due giorni Giovanni Barontini era tormentato da una grandissima sete, e da violenti convulsi di singhiozzo. Aveva la faccia pallida, coperta da sudore freddo e scariche sempre più frequenti accompagnate da dolori lancinanti all'intestino che gli impedivano di andare a lavoro. Giovanni era un uomo robusto e da anni non gli capitava di saltare un solo giorno. Il medico intuì immediatamente le irregolarità del polso e del respiro, l'aria della stanza era fetida, l'esame obiettivo e i sintomi non lasciavano dubbio alcuno. L'allarme era già stato dato all'Elba, al Giglio e a Livorno, era arrivato l'indico morbo, nel libro dei morti accanto al nome di Giovanni si aggiunse "coleroso". I decessi si susseguirono in una escalation impressionante: 37 in due settimane. Il parroco, turbato dalla disgrazia che aveva colpito la comunità volle trasmettere speranza nelle anime dei propri fedeli. Don Vincenzo Tonelli, l'“Arcipretone”, perché grande di stazza e di carisma, organizzò una processione solenne attraverso le vie del paese, nella quale fu portato il “Cristo Morto”, supplicando la fine della repentina epidemia. Come vuole la tradizione un violento temporale si abbattè sul paese e sebbene i decessi continuassero fino al 27 settembre, ebbero un calo così cospicuo da far gridare al miracolo. Pertanto l'anno successivo, il 19 agosto 1856, l'anniversario della processione venne celebrato con un'altra processione, questa volta fastosa, alla quale seguì una gran festa durante la quale furono scoperte due lapidi di marmo tuttora ben visibili ai lati dell'altare della chiesa di San Martino. Era nata la “festa del Diciannove”.



Capitolo #2

La nascita delle "Carriere"

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Le Carriere, Scarlino
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La festa assunse ben presto un aspetto profano, folkloristico e rievocativo, venivano organizzate gare e tenzoni, come i pali alla lancia o le epiche corse (“Le Carriere” appunto, da cui il nome stesso della festa) a cavallo dei “bestiai del Casone”, i butteri dell'omonima fattoria sita ai piedi del paese.
Le sfide tra gli abitanti del borgo trovarono poi alla fine degli anni '60 una regolamentazione organica e una struttura che, salvo poche eccezioni, vige tuttora. A ricordo degli antichi terzieri medievali in cui era suddiviso il paese, le tre contrade di Rocca, Centro e San Donato divennero gli attori principali della manifestazione - ora attenta anche al recupero del proprio passato medievale e rinascimentale - e furono chiamate a disputarsi un trofeo (un piatto di maiolica) per ogni singola competizione: dalla classifica dei punteggi delle varie competizioni scaturisce poi un solo vincitore.
La gara più sentita è la corsa, podistica e non a cavallo, in costume d'epoca e con i colori delle contrade, preceduta dal Corteo Storico e dalla gara di tiro con l'arco. Poi di sera le Contrade, addobbate nei giorni precedenti, diventano magico palcoscenico per rappresentazioni di teatro popolare.