Capitolo #1

La distruzione di Vivinaia

Quando il principe Carlo arriva per la prima volta in quella rigogliosa pianura che unisce la Lucchesia alla Valdinievole, Vivinaia non esiste già più. Il borgo, immerso in un mare di olivi e vigneti e circondato da boschi di querce e castagne, era stato prima la residenza della contessa Matilde di Canossa, poi il quartier generale di Castruccio Castracani, signore di Lucca, e infine era stato distrutto il 25 febbraio del 1331 dai Fiorentini. L’esercito gigliato infatti, costretto ad abbandonare l’assedio di Lucca dopo che re Giovanni di Lussemburgo aveva inviato le sue truppe per difendere la città, si è vendicato contro Vivinaia: i soldati in ritirata hanno demolito le mura, bruciato le case e costretto alla fuga i pacifici abitanti del borgo, produttori di uno dei vini più buoni della Toscana, già conosciuto e amato al tempo dei Romani.

Capitolo #2

La nascita di Montecarlo

Gli abitanti di Vivinaia rimasti senza un riparo si sono rifugiati sulla collina sopra il loro vecchio paese, nella Rocca del Cerruglio, un’antica fortezza attorniata da un bosco di cerri. È qui che il principe Carlo di Lussemburgo li trova quando nel 1332 arriva a Lucca, inviato da suo padre re Giovanni come Vicario della città: Carlo decide di ricostruire il paese che viene nominato in suo onore Mons Charoli, il monte di Carlo, e oggi si chiama ancora Montecarlo.

Capitolo #3

L'imperatore e il borgo

Il principe diventerà in seguito imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Carlo IV ma non dimenticherà il paese che porta il suo nome e dove si può gustare un vino che ha pochi eguali: tornerà spesso a Montecarlo e si preoccuperà personalmente della fortificazione del borgo. Fu Carlo a disporre la costruzione dell’imponente cinta muraria, che doveva essere più efficace e difficile da espugnare di quella di Vivinaia. Secondo le sue indicazioni la Rocca del Cerruglio viene inglobata nella nuova costruzione e il profilo di Montecarlo – sebbene modificato successivamente sotto la signoria di Paolo Guinigi e poi di Cosimo I de’ Medici – è ancora oggi quello che lui aveva disegnato.

Fotografia di: Menhart