Capitolo #1

Tra letteratura

Galleria
Alexandre Dumas, fotografato da Nadar
Dantes e Faria
Conte di Montecristo, Alexandre Dumas

Il baule era diviso in tre parti: nella prima brillavano fulgidi scudi d’oro, dai gialli riflessi; nella seconda verghe d’oro non brunite ma disposte in buon ordine; nella terza, piena a metà, Edmond rimosse ed alzò a manciate i diamanti, le perle e i rubini che, qual cascata sfavillante, facevano nel  ricadere il rumore della grandine sui vetri.
Il tesoro ritrovato da Edmond Dantès su suggerimento dell’abate Faria nel Conte di Montecristo, il mitico tesoro della perduta famiglia Spada che consentirà a Dantès di architettare la sua mirabile vendetta, non è l’unica fortuna a cui il nome dell’isola è legato. Da secoli infatti si diceva che Montecristo celasse un leggendario tesoro, quello di San Mamiliano, attestato già nel Cinquecento, quando il Principe di Piombino e il Granduca di Toscana mettevano in guardia i sudditi che intendessero cercarlo sulla solitaria isola di granito, non fatelo: è infestata dai pirati. Poco più di un secolo dopo una spedizione di giovani còrsi si avventurarono tra le balze di Montecristo, col preciso scopo di trovare le ricchezze tra le mura della Chiesa di San Mamiliano, uscendone solo con un pugno di ossa bruciate e piccoli vasi neri.

Capitolo #2

Leggenda

Ma se Edmond Dantès, l’abate Faria e il tesoro della famiglia Spada esistono solo nella fantasia di Dumas, lo stesso non può dirsi del Santo. L’ottavo Vescovo di Palermo, perseguitato dai Vandali, fu costretto alla fuga e vagò per le isole del Mediterraneo fino a stabilirsi tra quelle dell’Arcipelago toscano, dove morì nel 460. Certo, la storia di Mamiliano si intreccia più volte con la leggenda: ha sconfitto un drago (qui o al Giglio?), ha fatto sgorgare fonti, messo in fuga i pirati e, in uno dei tanti monasteri che ha fondato avrebbe nascosto un tesoro… Si sa, è difficile stabilire quanto credito dare a queste dicerie, fatto sta che il Santo sembra davvero aver avuto un ruolo importante in Maremma e in queste isole, dove è tuttora venerato e un po’ conteso, e se all’Elba e al Giglio c’è ancora qualcuno a rivendicare il suo mitico passaggio, a Montecristo – dove vive solo una coppia di custodi – ad accampare diritti non restano che le rovine dell’antico Monastero.

Capitolo #3

E realtà

Galleria
Tesoro di Sovana, San Mamiliano, Montecristo
Tesoro di Sovana, San Mamiliano, Montecristo
Tesoro di Sovana, San Mamiliano, Montecristo
San Mamiliano

La verità è che nessuno ha capito il messaggio cifrato in queste antiche pietre su di una splendida isola di granito rosata al tramonto e immersa in un paesaggio millenario. Il leggendario tesoro c’era, il nome della chiesa in cui indagare era giusto, solo non bisognava cercare nella San Mamiliano di Montecristo ma in quella di Sovana. Dove nel 2004 gli archeologi della Sovrintendenza di Siena hanno trovato sotto l’altare 498 monete d’oro coniate sotto gli imperatori Leone I e Antonio, entrambi al potere proprio nel V secolo d.C.

Per visitare Montecristo, cui possono accedere appena 1000 persone l’anno, è necessario inoltrare domanda per l’autorizzazione all’Ufficio Territoriale per la Biodiversità del Corpo Forestale dello Stato di Follonica, entro il 31 gennaio di ogni anno.