Capitolo #1

La Grotta del Turco

Un giorno, molti secoli fa, un tartarone di pescatori di Porto Santo Stefano fu attaccato dai pirati – quel mare era periodicamente infestato dalle incursioni dei corsari e le coste di sovente saccheggiate. Quel giorno però – racconta la leggenda – i pescatori non avevano alcuna intenzione di cadere nelle grinfie dei saraceni, e presero dunque a vogare in modo furioso. Dando dentro sui remi il tartarone al largo dell’Argentario riuscì a seminare la nave barbaresca fino a raggiungere una grotta nascosta dietro Punta della Cacciarella. Da quel giorno quell’anfratto è noto come Grotta del Turco.

Capitolo #2

Una teoria di “gare remiere”

In qualunque modo sia andata quel giorno, alla leggendaria avventura sono ispirate sin dal Settecento delle regate che avvenivano nelle acque di Porto Santo Stefano, dove due equipaggi a bordo sempre di due tartaroni erano soliti inseguirsi rappresentando il primo i pescatori in fuga e il secondo i saraceni all’attacco. Non è un caso se Sebastiano Lambardi già nel 1701 ricorda nelle sue Memorie del Monte Argentario che in occasione della visita del Re di Spagna Filippo V, vennero organizzate “corse di barche”. Più tardi, nell’800, le “gare remiere” vennero inserite – era il 1886 – nel novero dei festeggiamenti patronali…
Le notizie su queste corse tra barche, stavolta “gozzi a quattro remi e timoniere” si fanno via via più ricche: al vincitore sarebbero andate infatti la bellezza di 40 lire.

Capitolo #3

Il Palio Marinaro dell’Argentario

Il punto è che il popolo di Santo Stefano, quale che ne sia l’origine, si riconosce da sempre nelle corse tra vogatori, la tradizione della pesca, il rapporto strettissimo col mare, l’uso antico di solcare le acque su imbarcazioni a remi non potevano dunque che incarnarsi nella celebrazione in cui tutto il paese si riconosce. Ed è così che nell’agosto del 1937 nacque ufficialmente il Palio Marinaro dell’Argentario. Dapprima la gara si correva in linea, senza virate, con le imbarcazioni dei quattro rioni (Croce, Fortezza, Pilarella e Valle) che venivano rimorchiate a largo e si lanciavano verso il porto… Nel tempo cambiarono le imbarcazioni, fu modificato il percorso, vennero aggiunte le virate – che sottolineavano l’abilità in manovra delle imbarcazioni – venne inserito uno, poi vai giri di boa. La corsa si interruppe in occasione della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale Porto Santo Stefano venne rasa al suolo, per rinascere, avvitata all’identità della città, nel 1945, stretta come i pugni allacciati ai remi lungo i quattromila metri del Palio Marinaro dell’Argentario, tra le fughe e le virate dei quattro gozzi identici, che ogni anno si contendono la giostra, preceduta dal 1990 da uno splendido corteo storico, in cui viene ricordata l’epoca dello Stato dei Presidi e l’antica dominazione spagnola.