Capitolo #1

Il carcere

L’antica storia di Pianosa è da circa metà Ottocento quella del suo carcere, dal 1863 al 1998 la piccola isola è stata una colonia penale di massima sicurezza. Essendo un’isola i detenuti l’hanno da sempre coltivata, si sono presi cura delle prigioni e anche, in alcuni periodi, delle (bellissime) strutture del piccolo porticciolo e del paese. Il penitenziario in questo modo ha preservato l’isola – le cui acque e il cui territorio, protetti dall’Istituto di Sicurezza, sono oggi tra i più incontaminati del Mediterraneo.

Capitolo #2

Durante il fascismo

Galleria
Sandro Pertini
Sandro Pertini e Bearzot
Spagna 82, Bruno Conti, Sandro Pertini

Un tempo il penitenziario di Pianosa accolse anche i prigionieri politici del fascismo, e tra questi, al confino come dissidente, Sandro Pertini. Ai detenuti come lui era allora vietata la lettura dei giornali, anche se poteva capitare che qualche secondino chiudesse un occhio... Si narra infatti che alcuni carcerieri, quando arrivava un pacchetto per il futuro Presidente, avessero cura di incartarlo nei quotidiani del giorno, consegnandolo a Sandro con un sorriso. Ma come si guadagnò Pertini il rispetto dei fascisti? Con un gesto di straordinaria fierezza. Era il 23 febbraio del 1933 quando Pertini, condannato per essersi opposto alla dittatura, venne a sapere che la madre aveva richiesto la sua Grazia. Il Presidente rifiutò con sdegno questa possibilità, scrivendo alla madre una lettera di ruggente dignità.

Capitolo #3

Lettera alla madre

Mamma,
con quale animo hai potuto fare questo? Non ho più pace da quando mi hanno comunicato che tu hai presentato domanda di grazia per me. Se tu potessi immaginare il male che mi hai fatto ti pentiresti amaramente […] Debbo frenare lo sdegno del mio animo […]

Dimmi mamma, perché hai voluto offendere la mia fede? Lo sai bene che è tutto per me, questa mia fede, che ho sempre amato tanto. Tutto me stesso ho offerto a essa e per essa con animo lieto ho accettato la condanna e serenamente ho sempre sopportata la prigione. È l’unica cosa di veramente grande e puro che io porti in me e tu, proprio tu, hai voluto offenderla così? […] Mi sento umiliato al pensiero che tu abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà. Tu che mi hai sempre compreso, che tanto andavi orgogliosa di me […] Come si può pensare che io, pur di tornare libero, sarei pronto a rinnegare la mia fede? E privo della mia fede, cosa può importarmene della libertà? La libertà, questo bene tanto caro agli uomini, diventa un sudicio straccio da gettar via, acquistato al prezzo di questo tradimento […]

Ma dimmi, mamma, come potresti abbracciare tuo figlio, se a te tornasse macchiato di un così basso tradimento? […] No mamma, meglio che tu continui a pensarlo qui, in carcere, ma puro d’ogni macchia, questo tuo figliuolo, che vederlo vicino colpevole d’una vergognosa viltà. […] Per questo mio reciso rifiuto la tua domanda sarà respinta. Ed adesso non mi rimane che chiudermi in questo amore che porto alla mia fede e vivere di esso. Lo sento più forte di me, dopo questo tuo atto.
 

Ti bacio, tuo Sandro