Capitolo #1

La Veglia

“Chiudi gli occhi.” mi disse la nonna. “Ti racconterò di un luogo magico. C’era una volta…”
“È una favola?” domandai curioso.
“No.” rispose lei, con un sorriso dolce, mentre mi rimboccava le coperte: “Questo luogo esiste davvero, e il suo nome è Raggiolo.”
Poi continuò:
“Immagina un suono di acqua che scorre: gorgoglia, saltella, schizza, si rincorre, di masso in masso, pura come cristallo. Viene giù dai torrenti Teggina e Barbozzaia, che a un certo punto si uniscono e cingono d’abbraccio un piccolo borgo. Risuona l’acqua sotto al ponte dell’Usciolino, che si narra abbia addirittura sopportato il peso degli elefanti di Annibale.”
“Davvero?! Elefanti?! E quanti erano?” domandai stupito.
“Migliaia! Tutti sopra il ponte, E il ponte, seppur piccolo, è ancora lì. E da lì vedi Raggiolo! Protetto alle spalle dal gran Pratomagno, che quando è arrabbiato porta neve a tormenta, Raggiolo conserva ancor oggi intatto l’aspetto di borgo incantato".
“Incantato?”
“Oh, si. Casine piccine, di pietra lavorata, riunite come un gregge, dal fondo del Molino a salir su a piedi fino ai Campi: ecco Raggiolo, come un presepe.”
Come un presepe?!
“Ogni casa, una lucina e un camino… e il fumo che sale, ha odore di castagne.”
Buone le castagne!
“Nei boschi di Raggiolo ce n’è milioni! Di una varietà che prende proprio il nome dal paese: la castagna raggiolana, appunto.”

Capitolo #2

Storie e Leggende

Galleria
Ninnananna
ortignano

“E chi ci vive in questo borgo?” chiesi rapito.
“Oh, questa poi è la meglio: i raggiolatti!”
“E chi sono?! Dimmelo nonna, dai.”
“Un popolo fiero, silenzioso, schivo, ma che a favella, all’occorrenza, sapeva farsi intendere: i raggiolatti erano istruiti. Di spirito libero, non si son mai sottomessi agli altrui domini. Nel loro paese, erano loro a dettare legge.”
Come gli Elfi?
“Più o meno. Ma i raggiolatti sono veri.”
“E da dove vengono?”
C’è chi dice dalla Corsica, dietro a Napoleone Bonaparte, l’Imperatore. Ma i raggiolatti c’erano da prima! Almeno da quando un Conte non costruì un Castello, proprio in borgo.”
“Un Castello? Con la torre e tutto?”
“Con la torre e tutto: Conte Guido Novello, si chiamava.”
Immaginavo già di draghi e cavalieri, e il sonno stava quasi per vincermi.
“Raggiolo: mi ci porti? Te lo sai come arrivarci, vero?”
La nonna allora tirò fuori da una tasca un fazzoletto ripiegato; cominciò ad aprirlo e vidi che era una vecchia mappa, come quelle della caccia al tesoro, e sopra erano disegnati, in mezzo ad un mare di verde dei boschi a castagno e a faggi, una serie di piccoli rettangolini rossi, tutti raggruppati, alla fine di una strada: erano i tetti di Raggiolo.
“Ohhh! Allora esiste davvero!” esclamai sognante.
“Te l’ho detto.” rispose lei, con un sorriso. Poi mi baciò in fronte e spegnendo la luce sussurrò: “Ora dormi, però. Ti ci porto presto: promesso”, e prese a cantare piano, una ninnananna dolce:

Pesta Menghino ti darò la mela… Menghino un vol pestar perché un’è in vena... Canta Menghino ti darò una noce, Menghino un vol cantar perché un’ ha voce…”

Fotografia di: Marcello Ristori