Capitolo #1

Castiglion Bernardi

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Castiglion Bernardi
Castiglion Bernardi, ruderi

Alla vista di oggi Castiglion Bernardi offre soltanto dei ruderi a ricordare che in quel luogo, un tempo, si ergeva una fortificazione a dominare la val di Cornia, qualche chilometro a sud di Monterotondo Marittimo. Questo era un punto strategico sulla strada che collegava Volterra al mare fin dai tempi degli etruschi e, nelle varie epoche storiche, la sua posizione fu molto ambita, tanto che qui si erano insediati i longobardi, i bizantini e infine le svariate signorie che hanno esteso la propria egemonia sul territorio.

Capitolo #2

Gigliola e il Conte

La vicenda che ha dato più risalto a Castiglion Bernardi avvenne durante il dominio dei Pannocchieschi, grazie al carisma di una leggenda tramandata fino ai giorni nostri. Intorno al XIII secolo, un conte della nobile famiglia fiorentina si invaghì di Gigliola, bella e virtuosa ragazza, ma già promessa a Valfredo e con lui prossima alle nozze. Dopo svariati tentativi di approccio rifiutati dalla giovane, il conte si sdegnò e, avvalendosi del suo potere supremo che il sistema feudale gli conferiva, minacciò di morte la donna e le persone a lei vicine se non si fosse a lui concessa.

Capitolo #3

La Nencia

Gigliola, orfana di madre, fin dall’infanzia era accudita da Nencia. Tra le due donne c’era un forte legame affettivo e confidenziale e, quando Nencia seppe delle minacce a cui la giovane era stata sottoposta, pensò a uno stratagemma: sfruttando il favore delle tenebre e avvolgendosi di veli, avrebbe sostituito Gigliola per incontrare il dispotico conte, sperando così di poterlo raggirare e quindi risparmiare l’onta alla ragazza a lei molto cara.

In un primo tempo il Pannocchieschi venne ingannato dal sotterfugio della nutrice, ma quando si accorse che non era Gigliola ad aggraziarlo, scatenò la sua furia omicida. La povera Nencia venne trafitta con la spada e gettata dalle mura del castello, ma il suo sacrificio salvò Gigliola e Valfedo, permettendo loro di fuggire mettendosi al sicuro a Massa Marittima.

Successivamente, forse proprio in conseguenza a questa vicenda, il Comune di Massa Marittima, in accordo con la famiglia senese dei Belforti, alla quale la ragazza apparteneva, spodestò i Pannocchieschi dal Castello di Bernardi costringendoli alla sottomissione.

Capitolo #4

Il fantasma

Passando per la Val di Cornia qualcuno oggi giurerebbe che, tra i ruderi medievali, nelle sere autunnali di foschia, nebbie basse disegnino nell’aria veli impalpabili, come a coprire una sagoma di donna, forse identici a quelli che ammantavano la Nencia. Altri affermano che nelle notti di Libeccio, gli acuti del vento si mescolino con le grida strazianti dell’eroica nutrice, come lanciati a monito per biasimare la prevaricazione e la scelleratezza rivolte verso le donne, come drammaticamente e troppo spesso accade anche ai giorni nostri. 

Ma quel fantasma, che a volte sa manifestarsi, è simbolo di un sacrificio in difesa dell’amore vero, e riesce da solo a trasformare questi vecchi ruderi in un luogo dal fascino singolare e coinvolgente

Fotografia di: O. Pippucci