Capitolo #1

Una storia di contrabbando

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Pillo, Chitignano
Museo del Contrabbando e della Polvere da sparo, Chitignano
Pillo, Chitignano
Casentino

È tutta colpa del Re, per farla breve. Qua si poteva fare tutto, abbiamo sempre vissuto di questo. Tabacco e polvere da sparo, ecco i nostri commerci. Singolari? Forse, ma visto dove stiamo, nascosti tra boschi e montagne, il Granducato ci consentiva di farli: regime privilegiato dicevano, un’anomalia giuridica… be’, era giusta. Dall’Unità d’Italia – bella novità – tutto vietato, potete pescare le trote ci hanno detto. Le trote, come se uno cambiasse la sua vita così, da un giorno all’altro. Le trote… Tze, io non c’ho pensato un secondo a continuare, l’unica differenza è che abbiamo dovuto allestire dei pilli in montagna. I pilli, sì, i mortai in pietra e poi i capanni per essiccare le polveri. Il mio preferito è la Polveriera dell’Inferno. Saliamo su, facciamo la polvere, la nascondiamo e poi la portiamo via: c’è chi va a Firenze, a Pisa, chi verso la Romagna, il Lazio, le Marche… Qualcuno di noi porta indietro foglie di tabacco, già che c’hanno levato anche quelle.

Capitolo #2

Come si fa la polvere da sparo?

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Casentino
Monte Falterona, Casentino
Casentino
Museo del contrabbando, Chitignano

Servono tre cose: carbone, salnitro e zolfo. Lo sappiamo tutti qui, c’erano i polverifici del Governo: sì, quello dei Prati e quello dei Ciofi, lungo il torrente… Comunque, il carbone non va bene tutto, serve quello estratto dal nocciolo, dal salice, dal faggio o dalla vite, per la polvere da caccia quello di vite e salice è perfetto, per quella da mina va bene anche dal legno. Prima il carbone si pesta nei mortai, deve diventare polvere, a quel punto aggiungi salnitro e zolfo, e lì riprendi a pestare… ogni tanto ci metti un po’ d’acqua perché sennò – ci arriverai anche tu – esplode tutto, è polvere da sparo, mica pasta frolla. Una volta pronto si passa al setaccio, a un vaglio per essere precisi, sotto a cui si stende un lenzuolo da randellare per togliere le ultime impurità. Poi la polvere si secca al sole, e poi è pronta. La puoi vendere, cioè contrabbandare, a sentir loro. No, non si porta a casa, non per le guardie ma perché può esplodere – abbiamo dei nascondigli lassù, non lontano dai pilli. Quella che va di più è proprio la nostra, la Chitignano, ma ne facciamo anche un’altra, la chiamano Balestrite. Io tornando del tabacco lo porto sempre, c’è chi lo trincia, io ci faccio i sigari.

Capitolo #3

Il tabacco

La delizia del tabacco che va in fumo di sera nel bosco, il sapore di cuoio, di terra, il fumo azzurro che si avvita in cima ai miei sigari arrotolati alla lucchese… Come tutte le cose buone il tabacco era malvisto già da prima che ci intralciassero per le polveri, il Granduca Pietro Leopoldo ci permise di continuare a seminarlo per noi – siamo una comunità viziosa – ma dal 1830, implacabile, come in tutta la Toscana, scattò il divieto. Continuammo clandestinamente, era chiaro. Le foglie cominciammo a prenderle in Valtiberina, lì possono piantarle, e poi una volta portate qui le lavoriamo, chi le passa nella pea per farne trinciato, chi ne ricava sigari – e una volta pronti ripartivamo a contrabbandare anche quelli. Queste montagne nessuno le conosce come noi, venite a prenderci, se avete fegato.