Capitolo #1

Attento guardiano del Vulcano della Toscana

Lasciarsi la Maremma alle spalle e continuare verso il Monte Amiata è un viaggio che riempie gli occhi. Le frazioni di Montenero e Montegiovi offrono allo sguardo le prime testimonianze di una storia antica, paesini arroccati come da tradizione medioevale e terrazze naturali dalle quali ammirare il paesaggio, dalla Val d’Orcia all’Amiata. Vigneti e Oliveti si alternano nello spazio aperto, rivestendo di sfumature belle in ogni stagione un territorio punteggiato dai colori accesi dei frutteti, dal rosso delle ciliegie al nero dei fichi. E come per incanto, dopo una serie di curve, all’improvviso, il Monte Amiata, l’antico Vulcano della Toscana si presenta allo sguardo con tutta la sua imponenza. Alle sue pendici ti accoglie il paese di Castel del Piano, tappa di inevitabile frontiera tra il Territorio degli uomini e l’habitat naturale di una variegata fauna selvatica: il “biancone”, il “capo vaccaio”, il “falco laniero”, oltre ai classici rapaci, agli ungulati e ai piccoli mammiferi del bosco. Castel del Piano è l’attento guardiano di questa ricchezza naturale che arriva fino ai 1738 metri della vetta.

Capitolo #2

I frutti del vulcano

Una ricchezza fatta di Olivi, innanzitutto. Qui l’olivo ha trovato il suo ambiente ideale e, come premio di tanta dedizione, la terra ha regalato una cultivar autoctona, l’Olivastra Seggianese, con il suo impollinatore naturale, il “giogliaio”, che non ha riscontro in nessun altro luogo. Ma intorno ai 500 metri, in un alternarsi armonioso, gli olivi fanno spazio alle vigne. Piccoli appezzamenti, fazzoletti di terra che compongono anche grandi proprietà hanno mantenuto un’armonia paesaggistica ormai rara. Il vitigno re è il Sangiovese, che deve a questo territorio distintive caratteristiche vulcaniche che donano ai vini mineralità, sapidità ed eleganza.

Capitolo #3

Castel del Piano e un abbraccio affettuoso

Galleria
Castel del Piano, castagneti
Castel del Piano, castagneti

Infine le castagne, per secoli alimento vitale di questa comunità e che ancora oggi rappresentano un’importante realtà economica. Lo spettacolo naturale dei castagneti accompagna il viandante fino ai 1000 metri, suscitando a tratti grandi emozioni per la presenza maestosa di enormi pietre laviche, e per i seccatoi, piccole casette che per un certo periodo dell’anno diventavano la dimora del contadino. I seccatoi, costruiti in sasso peperino (una pietra vulcanica) raccolto nel castagneto, fanno parte del paesaggio, come fossero nati dal terreno.

Capitolo #4

Feste di Settembre e il Palio. Il Sacro e il Profano

A scandire una vita ancora legata ai ritmi della terra, in un abbraccio di Sacro e Profano, ci sono le feste di Settembre, che culminano nel Palio. È dal 1431 che l’8 settembre, asini o cavalli corrono in onore della Madonna delle Grazie. Quattro le Contrade a fronteggiarsi: il Borgo, il Monumento, il Poggio e le Storte. E non si creda che il perdurare di questa tradizione strizzi l’occhio ai turisti: il Palio è importante prima di tutto per i casteldelpianesi. Un legame quasi “religioso” a un evento nel quale riconoscono la loro identità. Ma Forse è proprio questo che lo rende speciale.

Fotografia di: Daniele Badini Photo