Capitolo #1

La piena

Un giorno Mastro Incerti lavorava alla costruzione di un ponte sul fiume Serchio, un ponte che non ne voleva sapere di lasciarsi completare. Le forti correnti impedivano di gettare le fondamenta per i piloni, non c’era verso di tirare su le ultime arcate. La piena continuava a squassare da un’intera stagione le sponde del fiume impetuoso e anche i pellegrini diretti a Roma erano costretti da tempo ad attendere a monte del Borgo o ad allungare di molte leghe il loro tragitto. Una sera Mastro Incerti non resistette più e salito sulle strutture pericolanti cominciò a insultare a gran grida il diavolo in persona. «Perché, maledetto, mi impedisci di completare il mio lavoro?» Tanto forti furono le urla che il fiume per un momento si acquietò e una specie di fischio sorprese alle spalle il capomastro.

Capitolo #2

Il viandante

 «Da dove vieni?» il costruttore sorpreso disse allo straniero. «Da un lungo giro sulla terra», rispose l’altro con un sorriso da lince. «Ho un problema con questo ponte, che non posso completare». «Oh, lo so bene, infatti ho sentito le tue imprecazioni» fece il viandante sistemandosi la bisaccia sulle spalle, e poi aggiunse, «tu non sei per caso il figlio del fabbro Rinforzato?». «Sì, egli è mio padre, ma come fai a saperlo?», chiese dubbioso il capomastro. «Tutti nella valle conoscono il tuo lavoro e nessuno avrebbe potuto disegnare un ponte migliore». Mastro Incerti allargò le braccia, «il problema è che con questa piena non arriva nemmeno a metà». L’altro lo fissò e quindi indicò col palmo aperto davanti a sé. «Meriterebbe di arrivare in Paradiso». «Oh», rispose Mastro Incerti «non occorre tanto, basterebbe dall’altra parte».

A questo punto i due si guardarono a lungo mentre l’acqua continuava a scorrere più calma che negli ultimi mesi. «Be’, amico», disse il nuovo venuto, «la tua fortuna è che posso aiutarti a terminare il ponte». «Non sopravvalutare le tue braccia, straniero», rispose il costruttore. «Posso aiutarti a terminare il ponte entro domattina», concluse l’altro che dopo un gesto calmo aggiunse «ma mi prenderò l’anima del primo che lo attraverserà». «Ohh», si irrigidì Mastro Incerti, intuito con chi aveva a che fare. «Del resto è molto tempo che la valle aspetta...», disse accettando la proposta a occhi bassi.
Capitolo #3

Il cane

 Salutato il demonio Mastro Incerti fu colto da un terribile rimorso e corse a raccontare la storia al prete che pensò a un modo per beffare il Diavolo. La mattina dopo il primo ad attraversare il ponte sarebbe stato un cane. Il demone beffato ne prese l’anima e se ne andò infuriato.

Ancor oggi verso la fine di ottobre c’è chi giura di vedere un pastore maremmano vagare sulla gobba del ponte in cerca del capomastro, altri sostengono a volte di indovinarne la sagoma pietrificata sul fondo del fiume.

Ma la morale della storia, la morale di questa leggenda, è quella di ricordarvi – se passate da queste parti – che, certo, i nostri ponti non arriveranno in Paradiso ma che all’occorrenza sappiamo fregare anche il Diavolo.

Fotografia di: Harley